Il Sen. Alberto Balboni, in una lettera aperta inviata ai dirigenti del PdL, ritiene di aver subito le polemiche di questi giorni e quindi di aver avuto una posizione passiva nella vicenda politica del nascente PdL; esprime amarezza, preoccupazione e timore in termini di conseguenze su credibilità ed esiti elettorali; si considera in sintesi come la vittima di circostanze causate esclusivamente dal comportamento di Giorgio Dragotto, suo Vice Coordinatore Vicario, reo in particolare di aver annullato la convocazione di insediamento del coordinamento provinciale; esaminiamo i fatti che si sono succeduti dalla data del 26 Ottobre alla data del 6 Novembre successivo (prima del 7, data di insediamento) e cerchiamo di capire.
Il lunedì 26 viene sottoscritta congiuntamente da Balboni e Dragotto la convocazione di insediamento del “nuovo” coordinamento provinciale, facendo chiaramente riferimento ad una composizione finalmente ratificata dal nazionale, e che, ragionevolmente, è da ritenersi originariamente condivisa dai due dirigenti, in quanto conforme a quella da loro stessi proposta, fin dal dopo elezioni amministrative (a parte forse, l’inserimento dei due componenti rappresentanti dei giovani che, nel primo coordinamento ante congresso non erano presenti). Va specificato che, anche in termini di ruoli di vicecoordinatori, la proposta poi ratificata dal nazionale, prevedeva la nomina di soli 3 vice, in base a criteri condivisi da Balboni e Dragotto. Sin qui quindi, si è operato nel pieno rispetto delle regole dettate dallo Statuto, agli artt. 29, 30 e 31 nonché alle norme transitorie ai commi III e IV.
(In particolare, le norme così recitano, in sintesi, circa i coordinamenti provinciali:
sono composti da un minimo di 10 ad un massimo di
Dopo la convocazione inviata da Balboni e Dragotto, la stampa locale da ampio spazio alla conferenza stampa indetta dal componente del coordinamento Avv. Frascerra (rappresentante dei popolari-liberali di Giovanardi e che non risulta essere ancora nominato uno dei Vice coordinatori del PdL), il quale, dopo aver annunciato il sostegno al candidato (ufficioso) consigliere regionale Malaguti, tra l’altro esprime dure critiche al Vice Vicario provinciale Dragotto che, nel frattempo, è già stato nominato dal coordinamento regionale, Vice coordinatore regionale del PdL, in quanto consigliere Capogruppo in consiglio regionale.
(Ricordiamo qui che Frascerra, con il sottoscritto Pariali, segretario del Nuovo PSI di Caldoro e con la collega Laura Cavallari per la DCA di Rotondi, rappresentano a Ferrara alcuni dei partiti minori che hanno aderito alla nascita del PdL, pur se successivamente al patto originario tra An e FI; ad essi è riservata, in base agli accordi congressuali di Roma, una quota di rappresentanza del 10%, negoziata esclusivamente con Berlusconi, cioè con F.I.). Ciò significa che, nel rispetto di questo patto politico, i rapporti negoziali, dovrebbero essere prioritariamente tenuti con i referenti territoriali di F.I., quindi a Ferrara con Giorgio Dragotto, fatta salva comunque e sempre l’autonomia decisionale locale).
Ora, che sia legittimo esprimere le proprie preferenze per un candidato, seppur ancora ufficioso, piuttosto che per un altro non è in discussione; rompere un patto politico prioritario e costruirne un altro per varie ragioni, (meglio se espresse chiaramente) è altrettanto legittimo; farlo però nei tempi, nei termini e nei modi descritti dalla stampa e non smentiti, appare quantomeno discutibile e suscita, come in effetti ha suscitato discussioni e perplessità, tra i vari dirigenti e simpatizzanti, specie se si considera il fatto che anche Frascerra era già stato convocato, pur se come “semplice” componente, per il sabato 7/11 successivo e che le candidature alle regionali non erano allora, come non lo sono oggi, state definite dagli organi deputati a farlo.
Ma il fatto più sconcertante è questo, non noto ai più: in data 3 Novembre, via fax, il coordinamento nazionale comunica la composizione, ratificata con modifiche (su questo torneremo poi), del coordinamento provinciale di Ferrara, inserendo un nuovo componente e ribadendo la presenza di soli 3 Vice coordinatori, come già proposti, d’intesa tra loro, da Balboni e Dragotto (tra questi non il Frascerra); successivamente, e stranamente, dopo le dichiarazioni pubbliche dello stesso Frascerra, di appoggio a Malaguti e di denigrazione di Dragotto, in data 5 Novembre, un nuovo fax comunica la variazione del coordinamento, con la “promozione” di quest’ultimo a 4° Vice coordinatore provinciale. La successione di tali “accadimenti”, come li chiama Dragotto e che Balboni non rileva, le discussioni che ne sono derivate tra molti componenti e dirigenti di varia provenienza partitica nonché la larga eco che sulla stampa è stata data alle dichiarazioni di Frascerra, non sono prese in considerazione, nel merito, da Balboni nella sua nota, che invece prende in esame quelle apparse solo successivamente all’annullamento deciso da Dragotto il 6 Novembre, con nota scritta, allegata a messaggio di posta elettronica.
Appare sorprendente il chiedersi, da parte di Balboni, quali siano stati gli “accadimenti” che hanno indotto Dragotto alla sua decisione che, si denuncia invece essere non conforme allo statuto, in quanto assunta non d’intesa con lo stesso Balboni; ma bisognerebbe anche chiedersi: la composizione e le nomine di Vice coordinatori erano ancora quelle originariamente condivise o sono state modificate/imposte dall’alto? E se questo cambiamento è frutto di decisioni superiori, prive, come credo, di condizionamenti locali, perché Balboni le ha subite passivamente? Anch’egli forse, non è stato sconfessato da tali cambiamenti? Appare anche discutibile, a mio parere, l’interpretazione del concetto di ratifica da parte del coordinamento nazionale: di norma si ratifica da un potere superiore una proposta che si riceve dal “basso”; se la proposta ricevuta viene modificata è come se venisse rispedita al mittente, che dovrebbe quindi riaccettarla, modificata (nel nostro caso sempre congiuntamente) o avere la possibilità di argomentare su eventuali dissensi. Tutto ciò non è accaduto e legittima cattivi e maliziosi pensieri, anche sulla credibilità romana del partito! Quale rispetto infine per tutti gli altri componenti il coordinamento, che si potrebbero chiedere: ma se insulto (perché di insulti si tratta) sulla stampa il coordinatore Balboni, divento il 5° vice? E se mando pubblicamente a quel paese il coordinatore regionale Berselli, vengo promosso suo Vicario? A questo punto conviene dare direttamente del puttaniere a Berlusconi (che ovviamente sarebbe lusingato) per diventare Ministro!
Detto ciò la domanda da porsi, con serenità e responsabilità, forse è questa: se la riunione di insediamento si fosse tenuta, cosa sarebbe successo? Quale sarebbe stato il clima di una riunione nella quale, invece di far decollare l’attività politica del PdL, si sarebbe rischiata molto probabilmente la rissa, senza un preliminare quanto necessario chiarimento politico?
Tra l’altro, appare contraddittorio affermare di ben sapere quali sono le percentuali su cui si è basata la composizione del coordinamento e stigmatizzare l’annullamento dell’incontro: se infatti la volontà fosse stata quella di far pesare la forza della maggioranza ex F.I., Dragotto probabilmente non avrebbe annullato l’incontro! Certo non è mancata la forzatura, questo va detto, ma il punto credo sia un altro: bisogna sforzarsi di vedere tutta la realtà e non solo la parte che più fa comodo; bisogna rispettare tutte le regole e non appellarsi solo a quelle che convengono nell’immediato; e questo non sempre è facile…
Si tende invece, a mio parere, a spostare l’attenzione su un falso problema: quello delle candidature, ufficiose od ufficiali che siano; il punto vero invece è che non esiste un metodo condiviso per gestire e regolare i comportamenti, per stabilire preventivamente e congiuntamente i criteri di scelta; per stabilire, in sostanza, i principi etici su cui basare una corretta convivenza politica comune ed agire di conseguenza. Esiste in sostanza e da molti anni, il concetto del “ con me o contro di me”! Si dice che bisogna superare le vecchie tifoserie: ma tutto fino ad oggi, come ben sappiamo, è stato basato su quote e su componenti; e sarà così fino ai futuri congressi, piaccia o non piaccia; tutto è già stato avviato per fare conquiste nel campo del “nemico”: si da vita anticipatamente a comitati elettorali, si offrono spazi su giornali, si dichiarano sostegni anticipatamente e tutto avviene prima dell’insediamento dell’organo provinciale (riveduto e corretto 3 volte in dieci giorni!), che invece, ragionevolmente dovrebbe indicare, indirizzare, condividere o comunque discutere anche di tutte queste cose. Avere nel silenzio di una apparente normalità, permesso prima e legittimato poi, tali atteggiamenti, credo sia una responsabilità cui ognuno di noi, nelle proporzioni corrispondenti ai diversi ruoli, non può sottrarsi.
Ora che fare? Abbandonare le ipocrisie e ritrovare la forza di riprendere il dialogo prima che sia troppo tardi, mettendo i nostri dirigenti attorno ad un tavolo, per concordare prima di tutto le regole di comportamento etico su cui basare i futuri rapporti politici e direi, se fosse possibile, anche personali. Fare questo con franchezza ma senza dare ulteriore spettacolo negativo all’esterno, soprattutto ai nostri elettori, che ormai sono sfiniti da queste continue discussioni personalistiche.
Avviare l’organizzazione logistica ed operativa, al centro come nel territorio, creando pari opportunità di partenza ai candidati già noti ed a quelli che saranno ufficializzati, i quali poi saranno legittimati a svolgere la loro campagna elettorale ed a conquistarsi i consensi, anche con confronti duri ma leali. Elaborare i programmi che possano rappresentare veramente risposte concrete ai bisogni dei cittadini ferraresi e delle loro articolazioni (famiglie, imprese, associazioni etc.). Rispettare infine le prevedibili quanto legittime diversità di posizionamento, anche dei vari dirigenti e simpatizzanti, che andranno argomentate politicamente e chiaramente, senza per questo considerarli dei nemici “interni”.
Troppe volte in questi 15 anni si è lavorato per essere i primi tra i perdenti, a volte non riuscendo nemmeno a raggiungere questo obiettivo!
Bisogna lavorare invece e finalmente per ambire alla vittoria nostra e soprattutto delle nostre comuni idee e dei nostri valori di riferimento, anche sapendo rinunciare a quote di potere personale, avendo l’umiltà di fare quella difficile ma necessaria dose di autocritica che sappia trasformare scaltri dirigenti politici in veri leaders carismatici.
E questo, ovviamente, è un appello che faccio prima di tutti, a me stesso.
Ferrara, 12/11/2009
Aurelio Pariali
Segretario provinciale del Nuovo PSI Ferrara
Vice Coordinatore del PdL Ferrara





